Vincenzo Vitiello. Un ricordo

Di Enrica Lisciani Petrini

Vincenzo Vitiello, dopo aver insegnato per diversi anni al Magistero dell’Aquila, ha ricoperto la cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università di Salerno e ha infine insegnato Teologia politica presso l’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano. Le sue lezioni – sempre di altissimo tenore speculativo – hanno formato generazioni di studenti e allievi. Trasmettendo soprattutto – e chi ha avuto il privilegio di seguirle lo ricorda bene, come un lascito fra i più preziosi – quella passione per la ricerca filosofica, quell’entusiasmo di fronte a un testo di filosofia e quella capacità di interrogazione inesausta, che per lui erano, ben al di là di una professione, una vocazione, un Beruf, una “forma di vita”. Tanto da esser capace di ricordare a memoria e nella lingua originale – greco o latino o tedesco che fosse – frasi salienti o interi brani di classici. Per poi schermirsi sorridendo – con un tratto ironico e insieme aristocratico che gli era caratteristico – se qualcuno rimaneva abbagliato da tanta maestria.

            Dotato di una cultura filosofica che ha pochi eguali, Vitiello spaziava dall’antichità classica alla contemporaneità, passando per la modernità, in un dialogo sempre serrato e diretto con un numero impressionante di pensatori quali – per nominare i maggiori – Parmenide, Platone e Aristotele, Plotino e Agostino, Cartesio, Leibniz e Spinoza, Schelling e Hegel, fino a Nietzsche e Heidegger (filosofo che, fra i primi, egli ha contribuito a far conoscere e studiare in Italia), Levinas, Derrida ecc.; e soprattutto i due autori che costituiscono i fulcri più brillanti del suo inesausto lavoro: Vico e un Kant pensato “dopo Hegel” – come Vitiello amava dire. Ma un dialogo costantemente condotto con un atteggiamento di radicale ripensamento dei canoni e dei criteri tradizionali. Sì da sovvertirne l’impianto accreditato. 

Da questa estrema tensione della sua riflessione è nata la sua proposta forse più originale, di assoluta acutezza teoretica e inesaurita vitalità: la topologia. Dove il concetto di spazio è interpretato quale orizzonte trascendentale dell’operare umano, sicché la filosofia è vista – come testimonia uno dei suoi libri più incisivi, Topologia del moderno(Marietti 1992), insieme a Elogio dello spazio (Bompiani 1994) – non, o non tanto, come un dispiegamento temporale fatto di stazioni che si susseguono l’un l’altra, bensì come una trama di ‘luoghi’ del pensiero, in reciproca risonanza fra loro ben oltre le scansionai cronologiche.  Una planimetria borgesiana, si potrebbe dire, articolata sui grandi ‘topoi’ della filosofia occidentale, dentro i quali far incontrare autori fra loro spesso lontani nel tempo e apparentemente estranei. In tal senso Schelling può ben convivere con Plotino, mentre Hegel può venire ‘accasato’ in un medesimo topos con Aristotele ecc. Il che ha significato portare alla luce connessioni inedite mai intraviste e porre le questioni ‘classiche’ – dell’Uno e dei Molti, dell’Universale e dell’Individuale/Particolare, dell’Essere e del divenire, dell’Atto e della Potenza (possibile) ecc. – in modo del tutto, alla lettera, ‘inaudito’. Nella costante volontà di decostruire, alla radice, ogni pretesa di poter giungere ad un ‘Atto’ compiuto, ad una una visione del mondo paga della propria auto-consapevolezza. 

            Ma non basta. Il suo spirito di ricerca e la sua insaziabile curiositas – da vero filo-sofo – lo hanno portato a frequentare ambiti diversi – come la teologia –, da Vitiello negli ultimi decenni intensamente intrecciata alla filosofia attraverso domande radicali su Dio, il tempo, la finitezza dell’umano e l’impotenza del pensiero, la polis e l’impossibile comunità terrena, il male. Un percorso dove entra in gioco anche una cadenza politica, non esplicitamente sviscerata ma certamente interrogata e frequentata, con quella radicalità intransigente che era la cifra della sua pratica filosofica. Ciò ha dato corpo a opere, entrate anche nel dibattito internazionale, come Cristianesimo senza redenzione (Laterza 1995), Il Dio possibile. Esperienze di cristianesimo (Città nuova 2002), Ripensare il cristianesimo. De Europa (Ananke 2007). 

            Quel medesimo spirito e quella medesima tensione interrogante sono stati quindi all’origine anche di altri interessi – del resto ben radicati nella sua persona, dato che, ben al di là di quanto non facesse vedere o non si scorgesse, aveva una cultura letteraria a dir poco poderosa e di penetrante puntualità (Shakespeare, per fare un solo nome, era uno dei suoi grandi e perduranti amori). Di qui la sua capacità di incrociare la filosofia – negli ultimi anni sempre più di frequente – con registri diversi da quello filosofico, come la poesia, la letteratura, la pittura, persino l’architettura. Sì da creare un transito vitale fra l’interrogare filosofico e l’inquieto sporgersi dell’arte oltre i bordi del visibile e dell’udibile. Anche nella prospettiva dichiarata di rinnovare il linguaggio, ormai appesantito e incrostato, della filosofia stessa, proprio lungo la scia della straordinaria rivoluzione artistica prodottasi fin dagli inizi del Novecento – e dalla filosofia, sottolineava ripetutamente Vitiello, non abbastanza ‘pensata’ – ispirandosi precisamente alle innovazioni dei suoi rappresentanti più significativi. Da qui sono nati i lavori esplicitamente dedicati all’arte – come I tempi della poesia: ieri e oggi (Mimesis 2007) o L’immagine infranta. Linguaggio e mondo da Vico a Pollock (Bompiani 2014) – nei quali i versi di Rilke o di Celan o di Borges o dell’amatissimo Luzi inquietano il pensiero al pari delle tele di Kandinskij o di Pollock o di Fontana. In tal modo Vitiello riusciva sempre a far vedere un aspetto inedito, un lato inesplorato di quegli autori o delle questioni da loro poste – e che egli sapeva portare alla luce come un esploratore che s’incammini per territori sconosciuti, anche quando questi erano stati già battuti da molti. 

            Insomma, un lavoro del pensiero semplicemente magistrale ed esemplare, che rimarrà nella memoria di tutti noi come una fonte inesauribile di sollecitazioni feconde e un paradigma a cui ispirarsi.

             Va ricordato infine che Vitiello, a conferma della sua fama internazionale – è appena il caso di ricordare che diversi suoi scritti sono tradotti in tedesco, francese, spagnolo, inglese –, ha tenuto conferenze, seminari e cicli di lezioni in Università e Istituti di Cultura europei ed extraeuropei. Socio corrispondente dell’Asociación de Filosofìa Latinoamericana y Ciencias sociales de Buenos Aires, nel 2012 ha ottenuto la laurea honoris causa in Filosofia dall’Universidad Nacional de San Martìn, di Buenos Aires, e numerosi altri premi gli sono stati conferiti nel corso degli anni.