Bollettino Filosofico XXXVI (2021): Decostruzione e psicoanalisi. A partire da Derrida

Nel quadro multiforme e frastagliato della seconda metà del XX secolo, in cui quasi tutti i campi del sapere hanno sperimentato fecondità e derive della contaminazione tra ambiti disciplinari, procedure metodologiche e oggetti di indagine, ha avuto particolare risonanza il paradigma derridiano della “decostruzione”. Già dal primo apparire delle opere del filosofo, movimenti tellurici di piccola o grande intensità hanno scosso la consolidata rigidità di discipline come l’antropologia, la linguistica, la critica letteraria, la storia della filosofia: le letture di Derrida, infatti, miravano a localizzare la genesi dei concetti che sostenevano i vari saperi e provavano a mostrare come l’intera architettura di tali concetti fosse meno solida o fondata di quanto la tradizione aveva creduto. Il progetto fenomenologico di Husserl, come pure il ripensamento della questione dell’essere e del suo oblio e, insieme, l’oltrepassamento (Überwindung) della metafisica teorizzato da Heidegger costituiscono il terreno su cui germinerà quella che presto verrà chiamata “decostruzione”, termine che, tra l’altro, verrà coniato proprio in riferimento alla Destruktion heideggeriana seppure con l’intento di destabilizzare le strutture concettuali della tradizione onto-teologica invece che mirare al recupero di un senso originario e obliato dell’essere. Lentamente, ma inesorabilmente, cominciavano ad apparire cedimenti categoriali, crepe testuali, scissure che intaccavano la storia della metafisica, le teorie linguistiche, ma anche la biologia o l’architettura: saperi messi alla prova nei loro fondamenti epistemologici e interrogati da prospettive oblique. Il terreno della psicoanalisi che, nello stesso volgere di anni, proprio in Francia stava vivendo il “ritorno a Freud” ipotizzato da Jacques Lacan, diverrà subito un luogo di confronto non privo di polemiche che ancora oggi, a più di cinquant’anni dal loro primo farsi strada, alimentano dibattiti e percorsi teorici. “Decostruzione” e psicoanalisi, dunque, possono essere considerati come i poli di un arco voltaico che continua a generare domande sulla costituzione del soggetto, sulla sua relazione con il mondo, su quanto viene considerato reale e sulle temporalità in cui si dispiega la coalescenza del legame sociale. Sopite le arroventate dispute e venute meno le passioni del momento che hanno visto contrapporsi Derrida e Lacan, si tratterà anzitutto di riattraversare i termini di questioni che, in ogni caso, non hanno perso il carattere di urgenza sia nell’ambito filosofico, sia in quello psicoanalitico; nel riconoscere a ciascuno degli ambiti la specificità di percorsi, occorrerà quindi, rilanciare domande che scaturiscono (o forse confluiscono) dalla più ampia questione del senso e del destino non solo di discipline e saperi ma, soprattutto, di chi se ne fa portavoce e agonista.

Indice

Focus

7 Javier Agüero Águila
Trafic d’héritage: Freud avec Derrida et le principe du plaisir

19 Giustino De Michele
Comment le dénier: legs de Melanie Klein

34 Silvano Facioni
La cripta del paleontologo. Anasemie transfenomenologiche

47 Ruben Carmine Fasolino
Malgré les apparences: Derrida, Lacan y el círculo (vicioso) “hermenéutico”

60 Maurizio Ferraris
L’inconscio artificiale

69 Elias Jabre
La résistance à venir, pour une autre logique des frontières

80 Domenico Licciardi
Speculare sulla distruzione. Ontologie della pulsione di morte tra psicoanalisi, decostruzione e plasticità

95 Fabrizio Palombi
La disgiuntura del tempo: sulla differænza derridiana tra spettro e spirito

108 Rafael Pérez Baquero
Los desafíos éticos del post-estructuralismo: Encuentros con el psicoanálisis a través de la teoría del trauma

121 Caterina Resta
Jacques Derrida e l’a-venire della psicoanalisi

134 Elizabeth Rottenberg
Intimate Relations: Psychoanalysis Deconstruction / La psychanalyse la déconstruction

147 Kas Saghafi
Phantasms

161 Mario Vergani
L’a b c della psicanalisi. Il tema della telepatia in Derrida

172 Francesco Vitale
Al di qua della pulsione di potere. Derrida, Freud e la società delle pulsioni

Forum

186 Alberto Andronico
Al di là del diritto. Il “passo” di Jacques Derrida

202 Claudio D’Aurizio
Il pas di Derrida fra decostruzione e psicoanalisi

214 Michele Di Bartolo
Resistenza e interpretazione

222 Carmine Di Martino
Eteronomia ed elezione. Derrida e l’elogio della psicoanalisi

233 Martino Feyles
Metafore del piacere. Tra Freud e Derrida

245 Burt C. Hopkins
Derrida’s Criticism of Husserl Reconsidered: Historicity, Ideality and the Phenomenon of Voice

257 Matteo Mollisi
La lettera rubata e la decostruzione della storia. Derrida tra Heidegger, Lacan e Pato?ka

272 Bruno Moroncini
Giocare al fort/da. Lacan, Derrida, e la pulsione di morte

287 Alex Obrigewitsch
Between Narcissus and Echo: the Agony of the Subject

299 Felice Ciro Papparo
Ridisegnare la soggettività. Sulla lettura derridiana di Valéry

318 Adrian Switzer
A Morbid, Finite Bond: Derrida, Freud and Archival Technologies of Inscription

331 Francesco Saverio Trincia
La voce e il fenomeno: da Husserl a Derrida e oltre

Clicca qui per accedere al pdf con tutti i contributi in open access

Clicca qui per accedere ai singoli contributi

 

Ontology after Philosophical Psychology. The Continuity of Consciousness in William James’s Philosophy of Mind (Lexington 2019)

Ontology after Philosophical Psychology. The Continuity of Consciousness in William James’s Philosophy of Mind (Lexington 2019) addresses the question of William James’s continuity of consciousness, with a view to its possible actualizations. In particular, Michela Bella critically delineates James’s discourse. In the wake of Darwin’s theory of evolution at the end of the nineteenth century, James’s reflections emerged in the field of physiological psychology, where he developed for the case for a renewed epistemology and a new metaphysical framework to help us understand the most interesting theories and scientific discoveries about the human mind. Bella’s analysis of the theme of continuity makes it possible to appreciate, both historically and theoretically, the importance of James’s gradual transition from making observations of experimental psychology on the continuity of thought to developing an epistemological and ontological argument that continuity is a characteristic of experience and reality. This analysis makes it possible both to clarify James’s position in relation to his historical context and to highlight the most original results of his work.